domenica 24 febbraio 2013

Main & Secondary Streams



Quando si parla di condizionamento main-stream nei confronti dei partiti, o almeno quando lo faccio io, intendo il regime di imbottigliamento e coercizione psicologico cui è soggetto l’elettore nel momento in cui questi è chiamato (anche) a darsi un’identità esprimendo il suo (s)favore rispetto ai due contendenti tradizionali. Per es. in Italia la dualità Pci-Dc, Forza Italia-Pds, Pd-Pdl. O l’universo bipolare in genere, es. Ulivo-Casa delle Libertà – pur tenendo presente che anche in questo emergono forze partitiche che si distinguono chiaramente. I fattori di condizionamento nei confronti delle due forze in campo sono in genere il loro consolidamento storico (diretto/ereditario), la loro capillarità territoriale, la visibilità mediatica di cui dispongono, nonché gli immancabili inviti al voto strategico sotto tornata elettorale (=hai un’unica possibilità di determinare il futuro del tuo paese, ed è quella di votare per uno dei due che se la sta giocando). L’ipotesi che sta sotto, tutt’altro che infondata, è che la delega sia l’atto pratico della formulazione di un giudizio sulla base di argomenti deboli, prove secondarie o, peggio ancora, del tutto non pertinenti. Oppure che sia una manifestazione contro qualcuno piuttosto che per.


E chi sfugge alla logica main? Beh in questo caso, per come uno se la può immaginare, il tuo voto è quello di una persona “convinta”, forse ti ritieni anche una minoranza ispirata e consapevole e sei persino anche un pelino galvanizzato da quante ne sai. Puoi ritenerti élite che vota i big, uno dei suoi coalizzati (qualche volta soluzione border-line per il voto utile) o uno che se ne sta per i fatti suoi. Puoi votare un partito che rappresenta la riedizione più radicale o più sobria di un altro, o uno che si pone in rottura con tutti e si definisce anti-sistemico. Puoi rifiutare i due partiti principali perché troppo morbidi sulle questioni cui dai prioritarie importanze, o perché non le affrontano affatto. O ancora, per il semplice motivo che hai una genuina antipatia per chi avrà la possibilità di arrivare al potere esecutivo (specialmente se, come nel nostro caso, governa sempre in alternanza col governo uscente o addirittura in tandem): in questo caso il voto può essere “anti-” nello stesso modo in cui lo è per l’elettore che esprime un voto strategico. O non necessariamente. Puoi anche rifiutare tutti: le considerazioni sono analoghe.


Ma chi segue la terza via è tutt’altro che scevro da condizionamenti: il fatto stesso che si possano rifiutare in modo pregiudiziale due partiti rappresenta di per sé una conditio di partenza. Se l’accettazione o il rifiuto sono ragionati, anche in questo caso, esistono molte influenze recepite passivamente da chi pur si ritiene attento, consapevole e sgamato. Può bastare l’opinione di una persona che si stima profondamente per rimettere in discussione la propria, od un giornale di cui si condivide la linea editoriale per rivedere una situazione che, forse, in principio, pur in buona fede, si ha male interpretato (o forse no!). Ci si può orientare in modo analogo e contrario anche a partire dalle posizioni di chi a priori si rigetta totalmente. Queste sono facilitazioni sommarie di cui disporre in condizioni di profondo buio. In ogni caso occorrerebbe stabilire che la prudenza non è mai troppa e che la regola sia – sempre – di tenersi alla larga da appiattimenti di sorta. Il problema è ancor più evidente quando dietro ad una scelta alternativa c’è una retorica uguale ed inversa a quella/e cui si oppone, che compartimentizza il tuo pensiero e lo imbriglia in costrizioni. Senza per questo muovere una foglia da quel paio principi ispiratori intoccabili e sacrosanti. Ma siamo esseri umani e, per fortuna, tutti un po’ diversi, così come le nostre sensibilità individuali. E’ lecito accettare compromessi (fino a che punto?), è lecito sbagliarsi. Basta tenere i neuroni accesi ad un livello almeno minimo. Tutto sommato, evitare di votare zoccole e piduisti potrebbe essere già un passo.


Buon voto / buon non voto.

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