mercoledì 28 maggio 2008

orientalism

Riporto di seguito uno spunto di riflessione sulla costruzione del «senso del luogo» e dell'«identità» secondo Said, per mezzo di un estratto di Gillian Rose da «Luogo e identità: un senso al luogo». Identità e senso del luogo della gente sono in gran parte determinati da un potere politico-economico-sociale (latente). L'interesse di questo potere è quello di creare una binarietà ingroup-outgroup tra questo e quel gruppo ("Noi" contro "Voi"); ciò è funzionale allo stesso mantenimento del potere, che operativamente, è in grado di addomesticare le masse a seconda dei propri scopi dirottandoli su quelli che potremmo definire "falsi allarmi". Questa identità ottenuta per contrapposizione all'outgroup è ciò che sta alla base delle descrizioni europee fatte sull'Oriente fin da prime delle Crociate. Vicino Oriente e Africa nord-sahariana sono l'«Altro». Solo riuscendo a definirli, con forza, come il "Mr. Hyde" di questo sistema binario, si giungerà ad approvare di conseguenza un'Europa come il "Dr. Jekyll" della questione. Una dimostrazione-per-assurdo ancora molto attuale.

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Le persone fondano il loro senso del sé e del luogo mettendosi anche in contrapposizione con una qualche località che in qualche modo avvertono come molto diversa. Nel riflettere su questo processo di costruzione dell'identità attraverso l'opposizione ad un luogo «diverso», l'opera di Edward Said è di grande aiuto. Nel suo libro "Orientalism" (1978), Said guarda alle percezioni europee (e in grado minore, nord-americane) del Vicino Oriente, e dell'Africa del Nord musulmana. Said fa notare che l'Oriente è stato per secoli oggetto di fascino per l'Occidente, ancor prima dei tempi delle Crociate. Sostiene anche che durante un lungo periodo storico molti visitatori dell'Europa occidentale e dell'America del Nord hanno raffigurato i paesaggi di ciò che definivano come «Oriente», fotografandone la gente, traducendone le lingue, interpretandone le pratiche culturali, e descrivendone la regione in testi accademici, romanzi, poesie e descrizioni di viaggi. Questa massa accumulata di conoscenze riguardo al luogo si trasformò gradualmente in una serie di supposizioni sul modo di avvicinarsi all'«Oriente», ed è questo gran numero di testi sull'Oriente, con le supposizioni condivise, che Said chiama «Orientalismo». Egli sostiene che tutto questo interesse è bel lungi dal supportare uno studio obiettivo di paesi lontani. Esso propaga, invece, una serie di miti riguardo al luogo e ai suoi popoli, destinati ad influenzare le esperienze degli occidentali che lo visitavano [...].

Ma sostiene altresì che queste immagini servirono a dar forma anche al modo in cui quei visitatori vedevano il proprio paese natale. Di fatto l'orientalismo esprime molto di più i timori e i desideri dell'Occidente che lo ha prodotto di quanto non faccia a proposito della realtà della vita nel Vicino Oriente [...]. Le mappe, i racconti di viaggi, i quadri di paesaggi, le fotografie, produssero tutti ciò che egli definisce una «geografia immaginaria» della zona. Proprio nello sforzo e nell'atto di descriverle, catalogare ed interpretare, gli occidentali affermavano che l'Oriente era talmente esotico da aver bisogno di essere descritto, catalogato, interpretato. E l'Oriente era davvero «esotico», non di per sé, ma in un implicito confronto con l'Occidente. Esso veniva definito esotico, decadente e corrotto, ma questo verdetto veniva inteso in relazione ad un Occidente che si poneva implicitamente in contrasto in quanto civile e morale [...].

Di qui è possibile dire che il «senso del luogo» prodotto dall'orientalismo, attraverso il quale i visitatori occidentali in quella zona interpretavano ciò che vedevano, non offriva un senso dell'Oriente di per sé, ma piuttosto definiva l'Oriente come un luogo esotico contro cui far risaltare una «casa» europea, di solito sotto un aspetto assai più favorevole. Il significato di un Europa (cristiana) dipendeva così da un'immagine di un Oriente (islamico) contro il quale identificarsi. Questi processi sono tornati oggi all'opera [...]. Più sovente l'Europa e gli Stati Uniti sono rappresentati come «l'Occidente» contro tutto il resto, e viene proiettata una nuova versione dell'orientalismo. A volte l'orientalismo si concentra su ciò che viene definito fondamentalismo islamico, e giunge a descriverlo come una minaccia alle tradizioni liberali dell'Europa. A volte l'Islam è collegato con un terrorismo presentato come irrazionale e totalmente antitetico alla democrazia occidentale.

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