lunedì 2 luglio 2007

l'effetto Berlusconi sulla sinistra

[Tratto da "Milanosette" n°6, giugno 2007 - Gardigli]

Passerà molto tempo, in questo Paese e non solo nella politica, prima che ci si liberi dell'eredità di Berlusconi.

La sua discesa in campo, la sua spregiudicatezza di scelte e di comportamento, la stessa possibilità di diffusione a tutti i livelli, e indipendentemente dal giudizio su di lui, della sua immagine e delle sue opinioni grazie al controllo senza precedenti che ha potuto esercitare sull'informazione, in particolare televisiva, hanno rappresentato un fenomeno forse ineguagliabile.

Credo che questo sia stato possibile per la poderosa, però lenta e perciò poco avvertita, corruzione che attraverso il linguaggio la pubblicità ha prodotto nella nostra lettura, sempre condizionata, della realtà. Quel male oscuro, accettato non si sa in nome di quale principio di convivenza comune, ha del tutto modificato anche la nostra sensibilità agli eventi. Si spacciano per nuove cose vecchie, ma organiche ad un potere fondato sui privilegi, bruciando il lavoro di continua ma fragile emancipazione collettiva condotta da due secoli di avanguardia sociale. Si riassestano ogni volta gli equilibri precedenti, semplicemente spostando il significato delle parole: morale diventa moralismo o peggio, perbenismo; laicità diventa laicismo; giustizia diventa giustizialismo. Si nega ciò che si è detto pubblicamente il giorno prima. Ogni affermazione dell'avversario politico viene contestata non con i fatti, ma parlando d'altro (Vedi "La scomparsa dei fatti" di Marco Travaglio), e così via. Esempi di questa berlusconizzazione sono sotto gli occhi di tutti. Dalle professioni di cattolicesimo militante di quasi tutti i vertici dei partiti di sinistra alla scelta di un solo tipo di famiglia come soggetto sociale dominante, alla faccia della conquista di nuovi diritti universali.

Dalle facili promesse non mantenute del governo Prodi, che pure aveva stilato un fin troppo dettagliato programma pre-elettorale, alla mancanza di trasparenza delle intenzioni verso i lavoratori mentre gli imprenditori, anche a quelli che non ne hanno bisogno, come banchieri ed assicuratori, si consegna un'imponente fetta della finanziaria senza sincerarsi se i soldi andranno a finire in nuove barche e nuove feste mondane per gli azionisti o se saranno, in un modo o nell'altro, destinate allo sviluppo. Personalmente, per motivi insieme politici e sentimentali, mi ha colpito anche il fiume di retorica nell'ultimo congresso dei DS: compreso il riformismo compassionevole del discorso lodatissimo di Veltroni. Altri tempi quelli in cui nel sindacato non si voleva sentir parlare di solidarietà perchè, alla lontana, la parola puzzava di qualcuno che aiuta qualcun altro a sopravvivere, non a conquistare dignità. Forse eravamo esagerati.



P. Guardigli



1 commento:

Anonimo ha detto...

"Riformismo compassionevole", è vero, questo di Walter Veltroni. C'è anche un "capitalismo compassionevole" - quello di Antonio Fazio. Quanto al progetto di Berlusconi, penso che non sia né riformista né capitalista. Né compassionevole. Lo definirei "egocentrismo demagogico". E siccome l'ego del tizio è grande ma il centro è piccolo, è un progetto tragicomico.